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IO LUI LORO…VIAGGIARE CON IL MAL D’AUTO

30 novembre 2015

Viaggiare con i  bambini a volte può essere qualcosa di molto impegnativo se soffrono la macchina. Ci sono tanti rimedi per i piccoli contro il mal d’auto, ma anche per i genitori che devono avere un giusto approccio in materia.  Ho rimuginato un po’ sulla mia esperienza. Pensieri trascritti e parole gridate in un video!

Mi sono sempre definita una viaggiatrice. Una ragazza zaino in spalla principalmente. Partire per me è stato sempre qualcosa di molto istintivo, mai troppo programmato. I viaggi migliori sono a due,  quelli più divertenti in gruppetti di 4, ma viaggiare da sola, raggiungendo qualcuno o immergendomi è basta in un luogo nuovo è la cosa che amo di più e non importa che sia una città, un paesino o in una terra lontana e selvaggia. Sentirsi libera di camminare, di flutturare, di prendere un cappuccino, osservare una fontana, rimanere seduta magari anche per mezzora in quel bar a scrutare senza pensieri gli altri. Cercare piccoli scambi e contatti.

Con lui amo viaggiare, ma c’è da dire siamo piuttosto diversi e alla fine in ogni viaggio che si rispetti, statisticamente parlando, facciamo sempre scattare un momento di ordinario sclero. Io zaino, lui trolley. Io poco e niente, lui valigia grande. Io randagia, lui alla mano (ma alto ed esigente nelle sedute e dormite). Io avventuriera, lui godereccio. Io senza prenotazioni ma a caso, lui organizzato e pianificatore.

Ora di getto potrebbe sembrare che io sia Indiana Jones e lui la cosa più pesante del mondo. Non è ovviamente così ma qualcosa in materia di viaggi e spostamenti ci ha sempre messo a confronto. Accadeva prima in una dinamica a due, immaginate dopo….Dopo cosa? Dopo le twins, che se parliamo di viaggi prendono un magico nomignolo che è le Killers.

All’inizio sembrava andare tutto bene. Primo spostamento semi serio di 600 km ad appena 3 mesi. Per me  che mi atteggio sempre a donna di mare, manco fossi Braccio di Ferro era fondamentale portarle via dalla città appena possibile. Volevo passeggiare sulla spiaggia con la mia carrozzina mega e così abbiamo trascorso un bellissimo primo Natale a Pescara. (qui qualche emozione “l’essenziale è visibile agli occhi”). Poi le nevi si sono sciolte ed è arrivata la loro prima estate che sapeva di gattonamento sulla sabbia.

Rientrati nella city e già nostalgici di quella sensazione spartana, abbiamo prenotato per un lungo weekend ed un volo economico diretto alle Canarie. Io e quelle isole c’eravamo incontrate circa 10 anni prima, per via di un viaggio durato un’estate ed un amore selvaggio finito con l’autunno. Questa volta non avrei scelto Fuerteventura per via di un nome già piuttosto impegnativo di suo, che suona come troppo forte per una mamma dotata di piccola prole e con la voglia di vacanza a novembre. Siamo partiti per Grand Canaria. Il racconto delirante per chi è curioso lo trovate qui, in questo post dal titolo ” La prima vera vacanza con le Twins “.  Il resoconto finale è semplice e si riassume in tre parole: Mi sono sopravvalutata. Quattro ore di volo per quattro  giorni per due genitori con due gemelle di 14 mesi è stato troppo anche per me.  Non era una questione di bagagli, pappe o hotel, c’è stata una grande scoperta che mi ha messo definitivamente a tappeto e a lui l’ha provato mica poco, innescandogli una delicata paranoia da viaggi avventura in famiglia:  loro soffrivano la macchina.

E così quell’isola bellissima da esplorare è diventata qualcosa di molto impegnativo.  La sofferenza è iniziata immediatamente per Emma che nel tragitto dall’aereoporto fino al nostro hotel ha dichiarato apertamente il suo odio per le quattro ruote.  Io pensavo fossero capricci ma invece era vero mal d’auto. Splatter, lamentato, indiscusso. Il malessere in macchina con gemelli è contagioso come un virus. Con la differenza che è immediato. Piange una e l’altra per solidarietà attacca. Vomita una e l’altra di reazione olfattiva (presumo) la segue. Ecco io in mezzo, impreparata e del tutto in preda all’improvvisazione.

E così da quel giorno, da quell’isola dell’Atlantico anche i piccoli spostamenti in macchina sono diventati un problema reale. L’unica soluzione da quel di è una: viaggiare di notte perchè con l’imbrunire la situazione migliora notevolmente e loro magicamente dormono quasi sempre come ghiri. Oppure nei momenti strategici della potenziale nanna pomeridiana.  In una scala da 1 a 10, diciamo che il voto complessivo in questo caso si avvicina in un buon dal 5 al 6.  L’alternativa è quella di  fare spostamenti che metteranno tutti a dura prova, sia mentalmente che fisicamente. Tappezzeria inclusa.

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Dicono tante cose su questo mal d’auto…

Dicono di non farle bere

Dicono  non farle mangiare

Dicono di mettersi in macchina a stomaco pieno

Dicono che essere digiuni assolutamente

Dicono di provare con una caramellina

Dicono ovviamente il contrario

Dicono che il limone annusato attutisca la sensazione nausea.

Dicono che fargli vedere un cartone le distragga

Dicono assolutamente di non accendere nulla di digitale e non fargli cambiare la visuale

Dicono che ci sono dei farmaci ad hoc omeopatici e non.

Dicono che sia ereditario (ma perchè?!?)

Dicono che i braccialetti dotati di una mezza sfera all’interno, posizionata sul polso funzionano

Dicono, dicono, dicono ovviamente tutti un sacco di cose…

Io le ho ascoltate tutte, messe in pratica, rielaborate fatte mie, rivisitate, mixate, cancellate, osate. Se volte vado avanti.  E comunque il mio punto di vista in materia lo trovate tutto qui. Se vi va godetevi questo video, cliccate play in quella ultima buffa immagine in cui sono in macchina con la cumpa…Wd in 4 minuti vi farete anche due risate. Sa un po’ di casa Vianello, ma giuro: è tutto vero! Io mi diverto molto ogni volta che lo rivedo.

viaggiare-in-macchina-2

Ringrazio il  mio amico Davide che l’ha realizzato per me, in preda ad un impulso creativo ed affascinato forse dalla mia saga di disavventure da Twins Mamma. Si è pure impossessato dei miei video estivi, che sapevano di lamentele, sarcasmo e sopravvivenza fai da te…

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E tornando a quel discorso della “tipa viaggiatrice”, come noterete dalla parole dell’uomo con trolley che in questo video compare con l’inganno…Pare che la sottoscritta sia un po’ pesante. Ed io che mi sentivo uno spirito selvaggio pure da mamma. Temo che un briciolo si cambi, non forse nell’essenza, ma in base alle circostanze.

E comunque…

Dicono che dopo i 3 anni, magari le cose migliorano. E che un giorno si tornerà a viaggiare come si deve…anche da soli (a volte)

Con amore a voi 3 che mi avete cambiato la vita e mi ispirate sempre un sacco di storie e di racconti. 

 

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