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YOGANCE: DANZA YOGA LIBERTA’

21 aprile 2017

Vi racconto la mia prima lezione di Yogance con Tamara Levinson. Quando la danza si contamina allo yoga e diventa uno strumento terapeutico. 

Ultimamente mi ascolto di più. Mi piace  chiudere gli occhi e respirare gonfiando la cassa toracica.  Faccio questo gesto naturalmente. Chiudo gli occhi ed amplifico il petto per afferrare meglio il “presente assente”.  Altre volte per entrare in contatto con il mio animo corro all’aria aperta, faccio esercizi, salto, sudo. Altre volte ballo con le piccole in casa. Altre mi basta entrare nella mia scuola di yoga, la dove regna il silenzio e seguire la lezione.

Sono tornata ad essere una sportiva, ma per la prima volta in vita mia lo faccio in maniera più consapevole. Non so se questo rientra in un condizionamento take away di mindfullness, o nell’età che avanza, ma fatto sta muovermi e respirare mi fa stare bene. Anzi meglio. E così appena riesco, provo ad ampliare la visuale verso nuove esperienze.  Una delle cose più belle fatte ultimamente è un corso di Yogance : una disciplina tutta nuova a base di danza e yoga che è stata creata da Tamara Levinson, argentina cresciuta a New York e meglio conosciuta nel web come Cuchira.  Tamara è un ex atleta olimpica e ballerina di Madonna, una donna yogi dai capelli rasati sui lati, lunghi davanti, un fisico scultoreo, due occhi azzurri, le lentiggini e una grande capacità di comunicare. Era di passaggio Milano per un tour europeo e così senza troppo pensarci ho deciso che una piccola full immercion nel suo mondo era a dir poco necessaria (dico necessaria perchè mi ero iscritta solo per un giorno, ma poi è stato così incredibile il lavoro fatto, che l’indomani ho bissato senza dubbi).  L‘obiettivo non era diventare una performer, ne lavorare su spettacolari evoluzioni come si penserebbe osservando il suo lavoro, ma assaggiare qualcosa in più su quella che lei definisce anche “terapia”. Perchè muoversi e lasciarsi andare può portare davvero ad  una connessione con te stessi e di questo ne sono assolutamente oramai certa.

Ho chiuso gli occhi, mi sono spogliata di dosso dai timori che mi portavo dietro da un po’, ho sbloccato delle emozioni, ne ho provate altre. Ho respirato, ho ballato, fatto gesti assurdi con il mio corpo e con il mio viso, ma più di tutto  mi sono fidata delle mie sensazioni e degli altri. 

Musica, luce e spazio. Il respiro profondo ed il corpo libero.

La lezione è iniziata con una  camminata. I nostri passi disordinati, i movimenti liberi ed istintivi.  Lo yoga si vedeva meglio in alcune di noi, in altre predomina più una base di danza. In altre c’era contaminazione ed anche grande timidezza.Ad un tratto lo stretching si era trasformato naturalmente in un ballo. Piccole coreografie hanno preso forma nella sala insieme ad esercizi volti a comunicare con gli altri. Si improvvisava e si emulavano altre coreografie. Poi Tamara ci ha chiesto di liberare anche la nostra voce. E così abbiamo iniziato ad associare sonorità  ad ogni passo di danza. Brusii e suoni tribali hanno così in un attimo  riempito la sala.  Prima disordinati e  poi sempre più armonici. Lentamente abbiamo iniziato a guardarci negli occhi a fidarci  e a lasciarci ispirare.

Balliamo in piccoli gruppi. Siamo gruppo, siamo sintonia. Regna la complicità. Ci guardiamo con occhi diversi adesso. I corpi si sono  liberati e hanno capito cosa vuol dire esprimersi.Parliamo del pube e finalmente capisco cosa significa sentirlo, controllarlo, afferrarlo.I piedi a martello, la pancia indentro, il respiro, il controllo, il bacino ancorato a se stesso. Equilibrio e controllo finalmente arrivano quasi a fine lezione. Iniziamo una sequenza libera e danzata che attiva questi movimenti. Il corpo è libero e controllato. Capisco cos’è la yoganza. Capisco cosa di prova per un attimo ad essere Tamara.

Il secondo giorno ripartiamo con un riscaldamento iniziale che ci riconnette al lavoro fatto 24 h prima. Tamara ci chiede di fare un esercizio utilizzando le pareti della stanza. Siamo tutte attaccate ad un muro che presto entrerà in sintonia con il nostro corpo.  Il muro non è più rigido e fermo. La schiena fluttua, le gambe  salgono, il viso lo accarezza, i polpastrelli lo afferrano. Il muro è un corpo. Siamo bendate per non subire condizionamenti. Sole e parte di un insieme. Osserviamo e veniamo osservate. La sensazione è sempre libera e leggera. Ci sentiamo tutte sexy e femminili. Il muro è vita.

Camminiamo, respiriamo, facciamo scendere l’energia e l’adrenalina. Nello spazio incrociamo gli occhi delle altre. Sempre più spesso, sempre più vicine. Ci osserviamo. Penso tra me e me mentre la guardo chi sarà mai la ragazza che fisso negli occhi da almeno 5 minuti. Mi chiedo se avrà dei gatti, un fidanzato, se scriverà poesie, se ama viaggiare. Ci avviciniamo con la testa, Contatto e complicità.Finiamo per ballare tutte a terra avvolgendoci in una sequenza istintiva come in una bellissima foto d’autore. Siamo stupende.

4 ore per sentirsi vivi, liberi, se stessi e fieri del proprio corpo.

4 ore per sentire nuovamente il bisogno di contatto con gli altri.

4 ore per riscoprirsi capace di ballare e farlo con il piacere di quando avevi 8 anni e non ti interessavano giudizi.

4 ore per capire che lo yoga che è entrato a far parte per caso della tua vita ed è vita anche se non lo prendi troppo sul serio.

love. ale

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