Fly Diaries

GLI ARRESTI DOMICILIARI E LA FUGA DA SCIPIONE L’AFRICANO

29 giugno 2012
Ad  un certo punto è iniziato anche per me il processo di lievitazione. Più che un processo fisico devo dire che in realtà è invece qualcosa di psicologico. Il test è semplice: ti metti davanti allo specchio e guardandoti fissa negli occhi  dici le parole magiche “Specchio specchio delle mie brame, chi ha la pancia più grande del reame?”  la risposta che arriva dall’altra parte  è univocamente questa: ovviamente tu!

 Menzogne …soprattutto se parti con una struttura fisica che non è proprio quella di una modellina new generation, ma è più nello stile  come dire “mediterraneo…morbido….anni 50’ ” insomma ci siamo capiti, se sei una donnina in carne,  per i primi tempi la pancia è solo frutto della tua immaginazione. Poi c’è l’effetto auto convincimento che deriva dalle foto ad hoc, quelle che mandi a zie ed amiche lontane,  foto fatte rigorosamente con le mani sui fianchi, schiena inarcata e….voilà! 

Tutto questo puo’ essere raccontato solo a posteriori perché quando sei in ballo ovviamente la realtà è sempre distorta…e così è stato anche per me! Io mi sentivo gigante anche se non lo ero, e soprattutto avevo la sensazione che tutti guardandomi negli occhi percepissero immediatamente  la mia versione da donna “molto incinta”. Così per alleggerirmi l’animo, riniziare a vestirmi con la serenità di un tempo e smettere di sviare con infinite menzogne le  serate bevi per dimenticare, in compagnia di colleghi ed affini, ho deciso  di fare ben presto OUTING nei confronti del mondo e dell’ostacolo  piu’ difficile: il  lavoro.

Non è che avessi terrore, ma  in un reparto intero non c’era il filo di un bebè…e questo mi dava da pensare. Nel magico fashion world, temevo che  avere meno di 35 anni ed essere già madre potesse generale un effetto stupore pari a quello di Maria molti anni prima con annesse conseguenze del caso. Ma questo era l’anno giusto, forse quello era il giorno giusto, ho forse i miei capi erano semplicemente dei giusti..d’altronde erano 6 mesi che il brand per cui lavoro sposava l’idea della famiglia e dell’amore ed io come dire,  ero a questo punto quasi l’impiegata dell’anno. Due in una botta sola, a sorpresa..e nei negozi entro l’inverno..che vuoi di più!

Anche se i backers inglesi  mi davano tempo al massimo due mesi, ho giurato fedeltà, corpo anima e cervello (come direbbe Lorenzo Jovanotti in una sua vecchia canzone), fino al giorno prima del parto. Tuttavia i  miei buoni propositi di fedeltà dopo neanche 15 giorni (e ben 2 mesi prima delle previsioni) sono svaniti. 
Una visita mi ha imposto gli arresti domiciliari per 10 giorni. Stile di vita cauto in posizione orizzontale e ovviamente niente lavoro se non dal divano di casa.  A seguire è però affiorata una parola che ho faticato per varie ragioni mentali a digerire “MATERNINTA’ ANTICIPATA”, di corsa e subito, senza obiettare.
Le mie piccole dovevano  avere uno stile di vita più slow ed io dovevo entrare in letargo praticamente a metà maggio. Non ero pronta, non volevo, ma dovevo e non potevo neppure trasformarmi di nuovo nella ragazzina che frequenta il collegio in Svizzera, impuntare i piedi e mettermi a dire no, no, no, io non ci vado! In cuor mio dovevo ancora finire un sacco di cose tra le quali ballare il tip tap in stile Shirley Temple prima di andarmene.

Mi sono sentita inerme, in colpa, e pure auto-bandita dal mondo del lavoro e condannata ad una vita da mamma per il resto dei miei giorni. Ma esagerazioni ormonali a parte, non si poteva obiettare, questi  erano gli ordini della mia ginecologa e al generale non si sfugge. Mia mamma è diventata il guardiano per evitare che fuggissi o facessi cose strane.

E così in questa fase ho iniziato a programmare…pensare…ragionare…

Inizialmente ho riflettuto su tutte le malefatte con le piccole in grembo quando ero ignara del mio “status”. 

In primis c’era un mese di  capoeira consumato con passione nei primi 30 giorni della loro vita (da qui ho capito che la natura circense aveva un suo fondamento). A seguire le serate allegre e le cene di crudo (ma mi sono resa conto che rientravano nella lista della spesa di tutte le future ed ignare mamme..quindi ero tollerata). Infine qualche senso di colpa è emerso anche per via delle coccole ravvicinate con le mie gatte (anche se erano 2 anni che non sfioravo più  la lettiera quindi la paranoia anche qui si è presto azzerata a favore di tanti anticorpi). 
Alla fase  “Mea Culpa” è seguita quella della creazione del format per Real life che potrei intitolare “cambio vita improvvisamente”.  Prima dell’arrivo del grande caldo e di una pancia gigante dovevamo per forza impossessarci di una nuova  casa e abbandonare il nostro amato bilocale,  per evitare di far dormire le bimbe nella cassettiera ed in compagnia di due mice pelose.

La lista della spesa è  stata più o meno questa: circa 20 cose da fare entro 30 giorni. Allo scadere del trentesimo giorno una maledizione si sarebbe abbattuta sulle nostre vite. Parole tipo trasloco, allacci, disdette, cerca casa, trovo casa, agenzia, odio agenzia, hanno popolato per un po’il mio cervello. Nel giro di un mese sono diventata un perfetta call center sostenitrice di una setta anti ikea. Gli arresti domiciliari nel frattempo sono finiti e sono uscita con la condizionale. Ho ripreso uno stile di vita verticale, camminante (ma con criterio), con il divieto di sollevare pesi e l’obbligo di abbandonare ovviamente il mio amato motorino. 

Ma in tutto questo ho escogitato anche una fuga decompressione salva estate. Avevo  una tremenda paura di non riuscire a vedere più il mare poichè da metà luglio si vocifera un braccialetto perimetrale che non mi permetterà di andare oltre il territorio lombardo… e così siamo partiti come due tedeschi di 60 anni per la riviera. Mentre Scipione l’Africano si trasferiva a Milano ho detto adios all’Ikea e alla maledetta creazione modulare della mia cucina, adios agli acquisti di frigo on line e lavatrici che non entrano in casa. Adios imbianchini, adios Fastweb e alle tue disdette impossibili se ci ficchi dentro pure il pacchetto sky. Adios allacci e slacci. 

Sono fuggita, sono rientrata…mi sono abbronzata e la pancia è sempre più tonda.
Dal non sembrare per niente incinta fino ad un mese fa, adesso mi chiedono quando finisco il termine.. Per discolparmi dico subito che sono due..e che in realtà manca ancora un bel po.
Guardo la mia pancia, l’accarezzo, sento le bimbe e mi rendo conto che tutto il resto ha sempre meno importanza. Certo poi ad uscire dal sogno basta un drin…”Buonasera Signora, siamo del servizio clienti Ikea, volevo informarla che siamo in ritardo e quindi la cucina se la sogna per settimana prossima e che a luglio si mangeranno solo gelati nella vostra nuova casa” (perchè il frigo quello per fortuna arriva per tempo).
Ed io che pensavo di chiamare le mie bimbe Adel e Malm in onore del nuovo acquisto  e del passato.. Col cavolo!

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1 Comment

  • Reply Ale 2 luglio 2012 at 13:39

    ahahah! cmq mannaggia all&#39;italia che ha perso e che non ci ha fatte vedere ierisera!!<br />ho pure maledetto con la cassiera dell&#39;iper che non ha voluto vendermi 1 sola bottiglia di birra analcolica invece della confezione da tre!!<br />love xxx

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