Life, Travel

EMOZIONI DA FERMA

18 agosto 2012
Nella vita a volte bisogna fermarsi.

Fermarsi sotto un albero per godersi un po’ di ombra.

Andare a piedi.

Godersi il ciondolio di un’amaca che ti ospita.

Galleggiare…

Non preparare da mangiare ma aspettare che qualcun altro lo faccia per te e lo porti in tavola.

Fermarsi per leggere un libro e divorarlo fino all’ultima pagina.

Far si che le giornate trascorrano fluttuanti, l’una simile all’altra ma con quel non so che di diverso.

Eppoi dormire e sognare tantissimo.

Fermarsi è spegnere il telefono, non aggiornare uno status, non pubblicare foto e disconnettersi da internet.

E’ restare ad osservare  le cose attorno a te con un sorriso ebete stampato sulla faccia.

Fermarsi è respirare lentamente e sentire l’ossigeno nel proprio ventre e nei polmoni che pompa lentamente.

Ho trovato la pace, ho mangiato i pomodori dell’orto. Ho respirato aria di campagna. Ho fluttuato in piscina. Sono stata tranquilla in silenzio. Ho dormito, mi sono svegliata e mi sono riaddormentata di nuovo. Ho coccolato le piccole. Ho riso con Lore e me ne sono innamorata. Sono stata ad ascoltare.

Per la prima volta veramente in vita mia mi sono fermata senza scalpitare.

Come si suol dire…”mi sono data pace”.

Sulla base del regolamento del generale Barbara (la mia premurosa ginecologa) per essere in grado di fronteggiare qualunque situazione without panic, potevamo muoverci nel raggio di azione di 40 km. Ho chiesto in giro e la prima dritta arrivata (in realtà è stata anche l’unica che rispettasse questi ferrei requisiti) è stata accolta senza troppo altro scervellamento. E così siamo partiti! Certo per arrivare a destinazione non abbiamo  neanche preso l’autostrada…ma questo ci ha conferito quel tocco da coppia d’altri tempi, che sulle note della canzone “andavo a piedi da Lodi a Milano”  si muoveva sulla sua giardinetta per strade provinciali avvolte da un forte odore di riso.

Sarà stata l’aria di campagna ma la mia fame si è superattivata. La mia pancia ad intervalli ha preso ad assumere forme strane e l’ombelico ha iniziato ad uscire o rientrare a seconda delle mosse delle contorsioniste che vivono al suo interno. Una delle piccole ha preso gusto a pogare, mentre l’altra per fortuna ha mantenuto un atteggiamento più fluttuante e pacato che sa più di ballerina classica e meno da rocker.

Data l’onnipresenza straniera…ci siamo convinti ad un tratto di essere in Provenza, nella campagna di Arles esattamente. E così la mia attenzione è ricaduta verso queste famigliuole francesi: minimo 3 figli, prodotti a scaglioni di 16 mesi massimo l’uno dall’altro…

Beh…c’è da dire che loro spaccano!

Basta un “Arret!” senza neanche urlare e ta tan….ecco che tuo figlio è li fermo immobile…eppoi senza neanche troppo sentenziare, come in una famiglia modello, lui smette di fare quello che stava facendo e riparte con un nuovo atteggiamento.

L’anno prossimo quando torneremo con le piccole nella nostra camera lilla immersa nella campagna pavese, capace di riabilitare il corpo, rallentare i battiti e rimettere a nuovo lo spirito, prometto di vincere la competizione con quelle tante famigliuole d’oltralpe. Alle mie ragazze non servirà neanche un urlo. Una sguardo della loro mamma ed il gioco è fatto! Si fermeranno, mi guarderanno eppoi solo quando lo dico io riprenderanno a muoversi..certo nessuno lo sa ma noi in realtà staremo giocando ad un, due, tre stella!

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