WELL BEING

ERA MEGLIO QUANDO SI STAVA PEGGIO

19 ottobre 2016

Il mondo del lavoro sembra cambiare decisamente in peggio (e non solo per una mamma). Almeno prima c’erano i contratti a progetto. Breve disamina sul presente.

Quando c’erano i contratti a progetto era forse meno impegnativo  lavorare.  Ed era più facile poterlo fare. Il contratto a progetto era ovviamente una farsa perchè  le tue 8 ore in ufficio te le facevi, così come le ferie comandate. Eri comunque sempre disponibile e ti comportavi come dipendente. Eri parte ferma di un team. La retribuzione era tendenzialmente onesta e paritetica ad altri contratti e questo rasserenava anche gli animi. Certo non avevi i ticket, il badge, la tredicesima…Ma per tanti lavoratori a progetto questo significava libertà.

Vi parlo di quella instabilità lavorativa che mi ha abbracciato per quasi 10 anni e che è stato comunque per me motore di cambiamenti, nuove sfide, curriculum, esperienza. Certo non eravamo tutelati in nessun modo,  ma in qualche maniera ce la si faceva.  Con un contratto a progetto mi sono infortunata seriamente ad un braccio ma al contempo ho beneficiato della clemenza dei miei capi di fronte ad operazioni varie, gessi e riabilitazioni. La mia tenacia mi ha poi portato a lavorare dolorante per mesi, senza ascoltare nessuno, perchè per me era importante portare a termine quell’ impegno preso e basta.

Con un contratto a progetto ho fatto due figlie. Mi sono goduta pure ben 5 mesi di magnifica maternità. Poco prima e poco dopo. Nessun bonus allattamento, ne singolo ne doppio e con le tette ancora al vento ho pure visto scadere il mio contratto.  Per fortuna anche in questo caso per quanto l’inps non mi tutelasse in nessun modo, avevo altri capi, altrettanto professionali, attenti, clementi. Poco dopo siamo ripartiti insieme con una nuova collaborazione durata altri due anni, prima di un altro cambiamento.

Poi accade che dal 2016 i contratti a progetto sono svaniti e a detta di tutti, questo avrebbe incentivato le aziende ad assumere, i giovani ne avrebbero tratto giovamento…Ed altre stronzate del genere.

Ovvio che non è andata così! Ci sono quindi rimaste le care e vecchie ritenute che valgono briciole, è entrato in campo il diritto d’autore che vale qualche briciola in più, i voucher sono trendy e per quanto sappiano di soldi finti le tasse ce le paghi ugualmente. Tendenzialmente l’unica strada che il mondo del lavoro sembra indicarti per questo anno è la fantastica Partita Iva perchè è agevolata, ha condizioni favorevoli per i primi 5 anni etc etc etc…

Ma è possibile che sia davvero così mi chiedo? Paura di parlare, di trattare, di dire di no, di dire la propria…Di migliorare le cose!

Guardo in faccia ciclicamente questa situazione oramai da un po’ e questo avere le spalle al muro non mi piace affatto. L’80% delle mie amiche mamme, professioniste quasi tutte nel campo della comunicazione ha conosciuto parole come cassa integrazione, licenziamento, ricatti. Spalle al muro anche qui. Io amo il mio lavoro ma amo ancora di più me stessa, la mia vita, i miei equilibri ed non sopporto gli out out.

Qualche giorno fa parlavo di questo con una neo mamma alle prese con l’idea di un rientro al lavoro, una piccola di neanche quattro mesi, un nido che si prospettava di circa 700 euro al mese ed il suo responsabile da affrontare da li a qualche giorno. Era con le spalle al muro,  con un contratto in scadenza e tanta  voglia di trovare un equilibrio. Addosso  la paura di perdere tutto o di non farcela.

E cosi mi ripeto la più scontata delle frasi: che era davvero meglio quando si stava peggio. Quando i progetti erano quello e basta e questa parola, per quanto volatile, voleva già dire tanto. Forse tutto. Forse non abbastanza, ma era già qualcosa.

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Summer 2007 – TRL on tour – Felice e a Progetto

 

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